Un Altro Buon Lavoro

La finalità

Costruire opportunità di lavoro alternative per i dipendenti Alessi in Cassa Integrazione che avessero scelto o stessero valutando di uscire dall’azienda.

Il contesto

Nel gennaio 2019, la Alessi SpA ha annunciato 80 esuberi, su un totale di 320 dipendenti della sede di Crusinallo (VB), a causa di una crisi di mercato in corso da tempo e divenuta ormai strutturale. La scelta dell’azienda, che storicamente si è distinta per una particolare attenzione nei confronti delle persone e, in generale, della responsabilità sociale d’impresa, è stata – in accordo con le parti sociali – quella di attivare un periodo di Cassa Integrazione Straordinaria di 10 mesi, durante il quale incentivare e sostenere le uscite volontarie, con l’obiettivo di evitare del tutto procedure di licenziamento collettivo.

La Fondazione, in applicazione dei principi di responsabilità che hanno caratterizzato l’esperienza imprenditoriale di Michele Alessi, è intervenuta a sostegno delle persone il cui posto di lavoro era messo in discussione. Al di là dei vincoli normativi e contrattuali (che peraltro nello specifico di Michele Alessi non esistevano più, essendo egli uscito dall’azienda già da tempo), l’imprenditore si è sentito chiamato a fare tutto il possibile per rispettare l’impegno che, a suo tempo, aveva preso con le persone: un buon lavoro, a tempo indeterminato.

L'intervento

Sono stati costruiti e proposti, in collaborazione con un’agenzia per la formazione del territorio, percorsi di riqualificazione volti alla formazione di figure professionali per le quali sembrava esserci domanda.

In particolare, sono stati proposti un corso per Operatori Socio Sanitari e un corso per meccanici progettisti CAD-CAM, con una parte di formazione in aula e una parte di tirocinio formativo, presso enti e imprese potenzialmente interessate ad assumere candidati.

Parallelamente, è stato proposto un “Bando Borse di Studio” per tutti coloro che avessero aspirazioni di formazione specifiche, volte al reinserimento lavorativo o all’avvio di un’attività in proprio.

Alla luce del cosiddetto fenomeno del mismatch, ovvero la mancanza di corrispondenza tra domanda e offerta all’interno del mercato del lavoro, si è pensato di intervenire nel facilitare un processo di riavvicinamento tra i due principali attori del mercato: le imprese e le persone in cerca di un lavoro.

Il progetto ha permesso di mappare e di far emergere le opportunità di lavoro sul territorio, anche tramite la proposta di incentivi alle aziende, quali:

  • Il supporto alla messa a fuoco del profilo ricercato
  • Il supporto nella selezione e individuazione delle risorse umane idonee alle proprie esigenze, nell’ambito di un bacino di persone attive, qualificate e con esperienza
  • Eventuali percorsi formativi rispondenti alle specifiche esigenze espresse e relativi percorsi di inserimento personalizzati
  • possibilità di tirocini in azienda, finalizzati alla formazione sul campo e alla conoscenza reciproca tra impresa e candidato prima dell’assunzione
  • contributi economici integrativi rispetto all’assegno di ricollocazione e ad altri eventuali incentivi e sgravi fiscali previsti dalla normativa

L’iniziativa è stata lanciata e promossa in collaborazione con altri soggetti del territorio (Camera di Commercio, Sindacati, Unione Industriali).

Il lavoro ha coinvolto le persone che hanno manifestato l’interesse a partecipare al progetto, supportandole attraverso colloqui (sia di gruppo che personalizzati) nella costruzione di un CV, nella mappatura delle competenze, nell’analisi delle motivazioni e nella valutazione delle aspettative.

La fase finale del percorso è stata l’abbinamento tra domanda e offerta, avvenuto in diverse forme:

  • match individuali azienda/persona
  • proposta allargata a tutto il database o a un sottogruppo definito
  • self match, ovvero abbinamenti nati dall’attivazione autonoma del dipendente

Il terzo ed ultimo filone di intervento si è concretizzato in un percorso di accompagnamento, pensato e realizzato in collaborazione con l’incubatore certificato “Make a Cube” (link), finalizzato a far emergere e sostenere buone idee imprenditoriali nel percorso che serve per farle diventare una “Buona Impresa”: un’impresa che non solo offra alle persone una opportunità professionale, ma che abbia anche un impatto positivo per la comunità e il territorio.

Il percorso ha previsto una parte di lavoro in aula, insieme ai tutor, e una parte di lavoro realizzato dai candidati in autonomia. È stato così strutturato:

  • Raccolta delle idee imprenditoriali
  • Prima selezione delle idee e colloqui individuali con i candidati
  • Un primo workshop di quattro giornate di lavoro, in cui gli aspiranti imprenditori sono stati aiutati a definire meglio la propria idea.
  • Una seconda selezione delle idee con le maggiori possibilità di farcela, alla prova del mercato
  • Un secondo workshop di altre quattro giornate, finalizzato a dare ai candidati tutti gli elementi per costruire un piano economico di dettaglio e aiutarli a valutare il rischio, le prospettive di sostenibilità e di redditività dell’impresa.

Alla fine del percorso, 6 partecipanti hanno deciso di avviare la propria “Buona Impresa”.

Chi invece si è fermato prima, ha avuto l’opportunità di testare la propria idea e verificarne la fattibilità, facendone emergere eventuali punti deboli prima di prendere rischi.

I risultati

11O dipendenti Alessi in CIGS si sono rivolti alla Fondazione (a cui si sono aggiunti 7 familiari)
110
22 hanno scelto di sospendere il percorso strada facendo (quasi tutti perché ricollocati internamente all’azienda)
22
56 sono rimasti in azienda, alla fine del percorso
56
32 sono usciti dall’azienda
32
Di questi 32 usciti:
0
hanno trovato un altro lavoro con il contributo del progetto Match Point
0
si sono messi in proprio grazie al progetto “La mia Impresa”
0
hanno trovato soluzioni per conto loro
0
hanno scelto di uscire dall’azienda senza ancora un percorso certo

Il progetto si è chiuso con successo e in anticipo sui tempi previsti: la maggior parte delle persone che hanno volontariamente deciso di uscire dall’azienda ha trovato “Un Altro Buon Lavoro”. La Fondazione continua a seguire le persone che non hanno risolto del tutto le loro difficoltà occupazionali.